
La violenza economica è una forma di abuso. Non lascia lividi, ma può togliere la dignità.
Molte donne vivono situazioni in cui il partner controlla il denaro, impedisce di lavorare, decide da solo come e quando spendere. Queste condotte non sono “carattere” o “scelte familiari”: sono forme di violenza riconosciute dalla legge.
COSA DICE LA LEGGE
La legge italiana punisce la violenza economica come maltrattamento familiare (art. 572 c.p.). Anche senza percosse, se il comportamento è abituale e opprimente, può essere denunciato.
ESEMPI
– “Ho dovuto lasciare il mio lavoro per accudire i figli: mio marito mi diceva che una buona madre deve stare a casa. Mi dà pochi soldi per la spesa, controlla gli scontrini, e mi impedisce di avere un conto personale o di spendere per me stessa”.
– “Ho uno stipendio, ma mio marito mi ha imposto di versarlo su un conto comune che gestisce solo lui. Ogni acquisto deve essere autorizzato”.
– “Sono casalinga da sempre, devo chiedere al marito i soldi per qualsiasi cosa: per comprare le medicine, per ricaricare il telefono, persino per fare un regalo ai figli. Se spendo troppo, lui mi umilia o mi nega il denaro per giorni”.
-“Vorrei separarmi, ma mio marito gestisce il denaro di famiglia e non ho la forza economica per farlo”.
COSA PUOI FARE?
– Parla con un avvocato o un centro antiviolenza: puoi chiedere un ordine di protezione.
– Se sei in fase di separazione, puoi chiedere l’addebito per condotta lesiva.
– Puoi ottenere assegni di mantenimento, anche se non hai lavorato, se hai contribuito alla famiglia.
La libertà economica è parte della tua dignità. Se ti senti controllata, limitata o umiliata sul piano finanziario, parlarne è il primo passo.
Autore: Augusto Barretta

