
La separazione non cancella i debiti del matrimonio: li trasforma.
Quando la vita insieme finisce, anche il modo in cui si dividono le spese cambia. E questo vale soprattutto per il mutuo della casa.
Una recente decisione del Tribunale di Latina lo dice chiaramente: se dopo la separazione uno dei due continua a pagare da solo le rate per evitare problemi con la banca, quella parte che spetterebbe all’altro diventa un credito vero e proprio. In pratica: chi paga non deve farlo per entrambi.
È una tutela importante, perché nei momenti di fragilità economica e personale nessuno dovrebbe rischiare il pignoramento della casa mentre l’altro resta a guardare.
La legge riconosce questo squilibrio e permette di chiedere il rimborso della quota dovuta dall’ex coniuge.
Il principio di base
Durante il matrimonio i versamenti per il mutuo rientrano nei doveri di contribuzione stabiliti dall’articolo 143, comma 3, del codice civile: ciascun coniuge contribuisce secondo le proprie possibilità ai bisogni della famiglia. In questa fase, le somme versate per la casa familiare non sono normalmente ripetibili, perché sono considerate parte della gestione comune della vita familiare. Tuttavia, con l’autorizzazione a vivere separati la solidarietà patrimoniale si attenua: la convivenza cessa e con essa la presunzione che ogni pagamento sia destinato al mantenimento comune. Da quel momento, i pagamenti effettuati da un solo coniuge oltre la sua quota diventano un credito personale che può essere richiesto a rimborso.
Cosa cambia nella pratica
Se un coniuge continua a pagare l’intero importo delle rate del mutuo dopo la separazione, egli può chiedere all’altro la restituzione della sua quota delle somme versate successivamente alla data in cui è stata autorizzata la separazione.
È fondamentale distinguere tra le somme versate prima e dopo l’autorizzazione a vivere separati: le prime restano inquadrate nella contribuzione familiare; le seconde, se non giustificate da un diverso accordo, costituiscono credito ripetibile. L’intenzione è chiara: evitare che un coniuge sopporti da solo il rischio di perdere l’abitazione per inadempimento dell’altro.
Come procedere concretamente
Per chi intende chiedere la restituzione delle somme versate dopo la separazione è necessario seguire alcuni passaggi pratici e documentati.
Innanzitutto, raccogliere tutta la documentazione utile: estratti conto bancari che dimostrino i pagamenti, le quietanze delle rate, il piano di ammortamento del mutuo e la copia dell’atto o dell’ordinanza che autorizza a vivere separati o l’accordo di separazione. Occorre poi calcolare con precisione l’ammontare delle rate pagate dopo la data di separazione e determinare la quota spettante all’altro coniuge.
Prima di adire le vie giudiziarie è consigliabile un tentativo stragiudiziale: inviare una diffida formale con il dettaglio dei pagamenti e la richiesta di rimborso, preferibilmente tramite PEC o raccomandata A/R. Se il tentativo non produce esito, si può promuovere un’azione per la ripetizione delle somme davanti al Tribunale competente, allegando la prova dei pagamenti e della data di autorizzazione a vivere separati.
Rischi, oneri e limiti
L’azione per ottenere il rimborso comporta oneri e rischi che vanno valutati con attenzione. È essenziale disporre di prove documentali solide: senza estratti conto, quietanze o l’atto che attesti la separazione, la richiesta può essere contestata. I tempi processuali e i costi legali possono rendere l’azione meno conveniente in caso di importi contenuti; per questo è opportuno valutare il rapporto costi-benefici con un professionista. L’altro coniuge potrà contestare la natura dei pagamenti, sostenendo che rientravano ancora nella contribuzione familiare o che esistevano accordi diversi; tali contestazioni richiedono una difesa documentale e giuridica accurata.
Lia Guercino per studio legale Barretta

