
Secondo la Corte di Cassazione, fingere di essere celibe, nubile o divorziato integra il reato di sostituzione di persona quando:
- ci si attribuisce una qualità giuridica non corrispondente al vero (come lo stato civile).
- si agisce con l’intento di ottenere un vantaggio personale (economico, affettivo, patrimoniale, sessuale o reputazionale).
- si induce l’altra persona a comportamenti che non avrebbe tenuto se fosse stata a conoscenza della verità.
- Questo tipo di condotta va oltre l’uso di un nome falso: comprende ogni falsa rappresentazione di stati personali o giuridici, idonea a trarre in inganno.
Cosa fare se si è vittima di una falsa dichiarazione sullo stato civile?
Chi scopre di essere stato ingannato può presentare denuncia presso i Carabinieri o la Procura della Repubblica, indicando:
- le dichiarazioni false ricevute;
le prove disponibili (messaggi, email, foto, testimonianze);
- il vantaggio ottenuto dall’autore della menzogna (convivenza, benefici economici o sessuali, regali, promesse).
In parallelo, è possibile agire in sede civile per richiedere:
- danni morali, come sofferenza, umiliazione, stress o danno reputazionale.
- danni materiali, quali spese sostenute, trasferimenti o regali di valore economico.
- Un avvocato penalista o civilista potrà valutare la strategia migliore per tutelare la vittima e ottenere un giusto risarcimento.
Quando mentire sullo stato civile NON costituisce reato
Non tutte le menzogne sullo stato civile integrano un illecito penale.
Se la condotta non produce un vantaggio concreto o non causa un danno effettivo, può non configurarsi come reato, pur rimanendo moralmente censurabile.
Consigli legali pratici
Per agire in modo efficace:
E’ consigliabile:
- conservare tutte le prove della menzogna (chat, email, testimonianze);
- documentare accuratamente i danni subiti;
- valutare con un avvocato di fiducia la possibilità di agire penalmente o civilmente;
- evitare azioni impulsive e seguire sempre un percorso legale corretto.
Lia Guercino per studio legale Barretta

