Negli ultimi anni i tribunali italiani hanno affrontato sempre più spesso un tema molto concreto: si possono usare i messaggi WhatsApp come prova in una causa civile?  

La risposta, oggi, è chiara: sì, e la giurisprudenza del 2025 e del 2026 lo conferma in modo definitivo.
Le comunicazioni digitali fanno ormai parte della nostra vita quotidiana e, di conseguenza, anche del processo civile.
I giudici hanno riconosciuto che le chat possono essere strumenti utili per ricostruire fatti, accordi, comportamenti e perfino rapporti economici.

Perché i messaggi WhatsApp valgono come prova?

La Corte di Cassazione ha chiarito che i messaggi WhatsApp sono documenti informatici e rientrano tra le riproduzioni informatiche previste dall’art. 2712 del Codice Civile.  
Questo significa che possono essere prodotti in giudizio come qualsiasi altro documento, ad esempio tramite screenshot.
L’Ordinanza n. 1254 del 18 gennaio 2025 ha ribadito che:

  • gli screenshot delle chat sono ammissibili come prova
  • non servono procedure particolari o perizie preventive 
  • la chat vale come prova se la controparte non la contesta in modo specifico

In altre parole: se l’altra parte non dice esattamente cosa non corrisponde alla realtà, lo screenshot è considerato attendibile.

Una chat può bastare per ottenere un decreto ingiuntivo?

Una delle novità più rilevanti del 2025 riguarda l’uso delle chat per ottenere un decreto ingiuntivo, cioè un ordine del giudice che obbliga qualcuno a pagare un debito.
Nell’ordinanza 1254/2025, la Cassazione ha confermato che un messaggio WhatsApp contenente un riconoscimento di debito è sufficiente come prova scritta.  
Se una persona scrive “ti devo ancora 500 euro, te li do entro fine mese”, quel messaggio può essere usato per chiedere un ingiuntivo.

Cosa succede se la controparte contesta la chat

La contestazione deve essere precisa e motivata.  
Non basta dire “non l’ho scritto io” o “lo screenshot è falso”.
Il giudice valuta:

  • se la contestazione è concreta  
  • se ci sono elementi che fanno dubitare dell’autenticità
  • se è necessario disporre una verifica tecnica sul telefono

Se la contestazione è generica, la chat rimane valida.
Le novità del 2026: non solo testo
Nel 2026 i tribunali hanno iniziato a considerare anche altri elementi delle conversazioni digitali, come:

  • emoji
  • messaggi vocali
  • metadati (data, ora, informazioni tecniche)

Questo perché, nella comunicazione moderna, anche un’emoji può avere un significato preciso e contribuire a chiarire il tono o l’intenzione di un messaggio.

Come produrre correttamente una chat in giudizio

Per evitare problemi, è importante seguire alcune buone pratiche:

  • conservare screenshot completi di data, ora e mittente
  • evitare ritagli o modifiche
  • mantenere il telefono originale 
  • valutare, nei casi complessi, l’esportazione integrale della chat

Una produzione chiara e completa riduce il rischio di contestazioni.
Il biennio 2025–2026 conferma un principio ormai stabile:  

  • i messaggi WhatsApp sono prove pienamente utilizzabili nelle cause civili, anche per ottenere un decreto ingiuntivo.  
  • La loro efficacia dipende soprattutto da come vengono prodotti e da eventuali contestazioni della controparte.

In un mondo in cui gran parte delle comunicazioni avviene tramite smartphone, il processo civile si sta adattando, riconoscendo alle chat un ruolo sempre più centrale nella ricostruzione dei fatti.

Lia Guercino per studio legale Barretta