
Quando viene a mancare una persona cara, oltre agli aspetti emotivi ci sono anche tante questioni pratiche da affrontare. Una delle più importanti riguarda l’eredità: chi eredita, in che misura, e quali adempimenti devono essere svolti.
Molte persone scoprono solo in quel momento che una successione non riguarda soltanto case, conti correnti o risparmi, ma può comprendere anche debiti e obblighi che passano agli eredi.
Capire quali sono le regole previste dalla legge aiuta a muoversi con maggiore chiarezza ed evita equivoci che, purtroppo, nelle famiglie non sono così rari.
Che cos’è la successione ereditaria
La successione ereditaria è il passaggio del patrimonio di una persona ai suoi eredi dopo il decesso.
Nel patrimonio rientrano immobili, denaro, investimenti, quote societarie e altri beni, ma anche eventuali debiti ancora esistenti al momento della morte. Dal punto di vista legale, la successione si apre nel giorno del decesso e nel luogo in cui il defunto aveva la sua ultima residenza.
Quando si applica la successione legittima
Non tutte le persone lasciano un testamento. Quando manca un testamento, è la legge a stabilire chi eredita e in quale percentuale. In questo caso si parla di successione legittima.
Le quote vengono determinate in base al grado di parentela tra il defunto e i familiari superstiti.
Cosa cambia se esiste un testamento
Se il defunto ha lasciato un testamento valido, sarà in linea generale la sua volontà a determinare la destinazione dei beni. Esistono però alcuni limiti. La legge italiana protegge determinati familiari, ai quali deve essere comunque riservata una parte dell’eredità. Queste persone sono chiamate legittimari.
I legittimari sono:
- il coniuge;
- i figli;
- gli ascendenti, cioè i genitori, quando non ci sono figli. Anche in presenza di un testamento, queste persone non possono essere escluse oltre i limiti consentiti dalla legge.
Se la loro quota viene ridotta o ignorata, possono rivolgersi al giudice per far valere i propri diritti.
Come si divide l’eredità tra coniuge e figli
Se c’è il coniuge e un solo figlio
L’eredità viene divisa a metà:
- 50% al coniuge;
- 50% al figlio.
Se ci sono il coniuge e più figli
In questo caso:
- al coniuge spetta un terzo del patrimonio;
- ai figli spettano complessivamente i due terzi, da suddividere in parti uguali.
Se ci sono solo figli. Se non è presente il coniuge, i figli ereditano l’intero patrimonio. Quando i figli sono più di uno, la divisione avviene in quote uguali.
Cosa succede se non ci sono figli
L’assenza di figli può modificare sensibilmente la ripartizione dell’eredità.
Se esiste il coniuge, quest’ultimo può avere diritto a una parte molto significativa del patrimonio o, in determinate situazioni, all’intera eredità. Se non ci sono né coniuge né figli, entrano in gioco altri parenti, come genitori, fratelli, sorelle e, progressivamente, altri familiari secondo il grado di parentela previsto dalla legge. Quando non esistono eredi legittimati a succedere, l’eredità viene devoluta allo Stato.
La tutela della casa familiare
Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda la posizione del coniuge superstite. La legge gli riconosce il diritto di continuare ad abitare nella casa che era destinata alla vita familiare, oltre al diritto di utilizzare i mobili che la arredano. Si tratta di una tutela importante, pensata per evitare che il coniuge si trovi improvvisamente senza un’abitazione dopo il decesso del partner.
Accettare o rinunciare all’eredità
Diventare eredi non significa automaticamente ricevere solo vantaggi economici. Prima di accettare è sempre opportuno verificare la situazione patrimoniale del defunto, soprattutto quando non si conoscono con precisione eventuali debiti.
Le possibilità sono tre:
1-Accettazione pura e semplice
L’erede subentra sia nei beni sia nei debiti del defunto.
2-Accettazione con beneficio d’inventario
Permette di mantenere separato il patrimonio dell’erede da quello ereditato.
In pratica, eventuali debiti potranno essere pagati soltanto nei limiti del valore dell’eredità ricevuta.
3-Rinuncia all’eredità
Chi rinuncia perde ogni diritto sull’eredità ma non risponde neppure dei debiti del defunto.
La dichiarazione di successione
Tra gli adempimenti più importanti c’è la dichiarazione di successione da presentare all’Agenzia delle Entrate. Il termine ordinario è di dodici mesi dal decesso. Nel documento devono essere indicati i beni che compongono il patrimonio ereditario, come immobili, conti correnti, investimenti e altre attività. Una presentazione tardiva o l’omissione della dichiarazione possono comportare sanzioni.
Le controversie più frequenti
Le successioni sono spesso terreno di discussione tra gli eredi, soprattutto quando il patrimonio comprende immobili o quando esistono vecchi contrasti familiari.
Le situazioni che generano più spesso contenziosi riguardano:
- la validità del testamento;
- il rispetto delle quote di legittima;
- la divisione di immobili condivisi;
- le donazioni effettuate in vita dal defunto;
- i rapporti bancari e i conti cointestati.
In molti casi un confronto tempestivo con un professionista può evitare che il conflitto degeneri in una lunga causa.
Quando è utile rivolgersi a un avvocato
Ogni successione ha caratteristiche diverse. La presenza di immobili, aziende, patrimoni rilevanti o rapporti familiari complessi può rendere necessaria una valutazione approfondita della situazione. Un avvocato esperto in successioni può aiutare gli eredi a verificare i propri diritti, gestire correttamente gli adempimenti richiesti e affrontare eventuali contestazioni nel modo più efficace.
Lia Guercino per Studio Legale Barretta

